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Malasanità PDF Stampa E-mail
Scritto da alessia   
Lunedì 03 Maggio 2010 06:33

 

Ok, alla malasanità ci siamo fin troppo abituati, soprattutto quella
d'Abruzzo; quindi, diciamo senza ombra di dubbio, che questo pezzo non ci
porta nessuna novità a tal merito. E' sempre la solita inchiesta, o storia,
o quello che volete...

 

Ore interminabili d'attesa tra sangue raffermo e confusione. E' questo il prezzo da pagare per essere assistiti dalla sanità teramana, tradotta nell'ospedale Mazzini? Se lo sono chiesto, qualche giorno fa, i molti pazienti presenti nell'area del pronto soccorso muniti del temuto codice colorato che classifica, in base al quadro clinico, le priorità. In sequenza: il rosso, stato d'emergenza assoluto che passa d'innanzi a tutti; il giallo per i casi comunque urgenti per la quale il personale è tenuto ad intervenire in tempi rapidi; il verde per gli interventi che risultano procrastinabili sempre dopo i gialli, per arrivare ai bianchi, per cui i tempi d'attesa...sono d'attesa e basta. Tutto regolare, insomma, se non fosse per i reclami dei pazienti che lamentano eccessiva lentezza da parte degli operatori sanitari, con i dottori in cima alla lista che “Con la loro flemma abitudinaria fanno venir voglia di sbattere la testa al muro” - ammette una paziente con una probabile frattura al piede, per la quale è lì da ore con il suo codice colorato verde, il viso rigato dalle lacrime- “Soffro come un cane, la sala d'attesa e sporca di sangue, nessuno che abbia pensato di darmi un antidolorifico o un po' di ghiaccio! Se il mio medico non può farlo, visto che prima devo fare i raggi, perché non lo fa nessuno qui?” I paramedici si difendono: “Abbiamo avuto parecchi codici gialli, facciamo il nostro lavoro più in fretta possibile.” Difatti, nel giro di poco entra una coppia con le teste fasciate causa incidente stradale, più un trio di ragazzi per un secondo tamponamento automobilistico. Nel frattempo una ragazzina di 12 anni con un trauma da distorsione alla mano, anch'essa col verde, consiglia alla mamma: “ Era meglio portarci il sacco a pelo!”

 

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Maggio 2010 09:12
 
un profumo intenso PDF Stampa E-mail
Scritto da massimiliano   
Mercoledì 28 Aprile 2010 12:02

 

si è quello che sento a primavera ,il profumo della mia terra ,dove ho trascorso gli anni più belli, e per questo motivo che sono orgoglioso di essere:PAESANO     nel mio comune sono rimasti vivi dei valori esemplari, IL SENSO DEL RISPETTO verso tutti. i pochi che visitano le nostre frazioni,rimangono, esterefatti nel vedere le persone anziane covivere pacificamente con i giovani ,ci si accontenta di poco ,di una cena ,o di una chiacchierata tra amici,e tutti sono benvoluti da tutti.  basta accendere il televisore ed il mio modo di vedere il mondo si trasforma ,anziani abbandonati ,mamme che uccidono i figli,stragi di mafia ,pazzi che si fanno esplodere,mi era rimasta la chiesa ma a questo punto non so cosa pensare ,da noi il prete è sempre stato un punto di riferimento, chi avrebbe mai pensato ciò.le nostre tradizioni ,non sono disuguali dagl altri, ma a differenza ancora si applicano alla lettera, pasqua, natale ,1 maggio, visita hai parenti, pranzo con tutta la famiglia unita nel senso del rispetto.con questo messaggio ,voglio ricordare alle nuove generazioni di non perdere i valori più inportanti della nostra vita .  http://www.youtube.com/watch?v=YhLt1BAHGh8

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Aprile 2010 20:22
 
Terremoto 2009, ci dobbiamo aspettare in Abruzzo un Big One? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 01 Ottobre 2009 07:18

Mentre nell’oceano Pacifico, pochi minuti dopo la scossa di 8° Richter che il 29 settembre 2009 ha fatto “tremare” l’intero pianeta, lo tsunami generato dal terremoto scatenava la devastazione nelle isole Samoa americane. in Europa prosegue l’attività sismica, “parossistica” in Grecia ed Albania, se si osserva che solo il bacino pannonico, la Russia fino agli Urali e l’isola della Sardegna sembrano immuni dai terremoti. Inoltre sembra che alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, Londra, Cambridge, Edinburgo e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma, con uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, abbiano stabilito che “il terremoto di L’Aquila del 6 aprile ha inflitto mutamenti di tensione ad altre faglie vicine, portandone alcune, in particolare quelle di Montereale e Campotosto, vicine al cedimento. Nella regione – si legge nello studio pubblicato il 5 settembre – perdura un rischio sismico. Le due faglie più pericolose si trovano vicino a Campotosto e Amatrice, e potrebbero aver causato alcune forti scosse di assestamento tre giorni dopo il sisma”.

Tutte le ricerche sono attentamente vagliate  dalla comunità scientifica internazionale. “Lo studio in oggetto – rivela il professor Roberto Scarpa – conferma molte delle mie affermazioni. La questione riguardante la faglia responsabile è più semantica che sostanziale ed è oggetto di discussione scientifica”. Il professor Warner Marzocchi dell’Ingv, che sentiamo mentre sta finendo il report della commissione internazionale, conferma e precisa che “non c’è nessuna novità. Dopo il 6 aprile ho più volte detto e scritto che l’Abruzzo e le aree limitrofe hanno aumentato la loro probabilità di occorrenza dei terremoti proprio per effetto del terremoto di  L'Aquila. Il lavoro dei colleghi pone un limite spaziale più forte concentrandosi solo su alcune faglie. Di certo anche per queste faglie la probabilità di dare un terremoto forte è aumentata, ma non sono  le uniche. Prima del terremoto di L’Aquila molti miei colleghi ritenevano che la faglia più pericolosa fosse l’Ovindoli Pezza. Pochi consideravano Paganica. Per questa ragione alcuni ricercatori (come me) non si concentrano solo su una specifica faglia ma su una regione più vasta che contiene di certo le faglie conosciute e anche quelle meno conosciute e forse non mappate. In sintesi, il lavoro dei colleghi dice una cosa giusta, cioè che quelle faglie ora sono più pericolose, ma non è assolutamente detto che siano quelle più pericolose. Comunque sia, ripeto, già da tempo avevamo detto che quell’area è diventata più pericolosa a seguito del terremoto del 6 aprile”. Per il geologo Antonio Moretti il dato rilevante è un altro. “Il gruppo di terremoti in giallo nella porzione superiore della mappa Ingv è quella innescata dal terremoto del 9 aprile, m=5.1 – spiega Moretti – ma tecnicamente non è una replica perché sta su di una diversa struttura (faglia) che emerge in corrispondenza del lago di Campotosto.

In realtà si tratta quindi di un evento principale separato (indicato con la stella) con associato tutto il suo corteo di repliche, verosimilmente determinato proprio dall’accumulo di stress rilasciato dalla scossa de 6 aprile. Secondo me – spiega Moretti – la faglia di Campotosto ha già dato il 9 aprile”. In alto a destra si vedono anche vari pallini colorati che corrispondono ai terremoti di Montereale, iniziati a giugno. Si tratta di un’asperità caricata dallo sforzo trasferito lungo la struttura sismogenetica Nord-Ovest e Sud-Est dalla sequenza aquilana? “Probabilmente sì”- fa notare Moretti. L’asperità, e la struttura corrispondente, sono vicini al proprio limite di resistenza, e quindi ci dobbiamo aspettare un forte terremoto a breve termine? “Questo non lo si può sapere, al momento non esistono ancora metodi per riconoscere lo stato di stress profondo dall'analisi delle scosse registrate”. Si possono, tuttavia, fare un paio di considerazioni. “La scossa di magnitudo 4.2 di alcuni giorni fa si posiziona al margine Nord-Ovest della struttura di Campotosto, quindi potrebbe indicare un progressivo trasferimento dello sforzo verso Montereale. Tuttavia il segmento di struttura corrispondente, è relativamente piccolo, quindi non mi aspetterei più di una magnitudo 5 o 5.5, che non è poco ma sempre meglio di un 6 o 6.5”. Quindi la famosa propagazione dello sforzo dopo un terremoto avviene secondo regole ben precise dovute sia all'entità della deformazione cosismica sia alle caratteristiche meccaniche delle rocce profonde. “Purtroppo non conosciamo ancora queste regole – spiega Moretti – comunque in Appennino sono state calcolate velocità di trasferimento di una decina di chilometri l'anno (credo che sia il metodo utilizzato nell'articolo pubblicato dai colleghi) ed altrettanto si ricava dalle informazioni storiche: ad esempio, L’Aquila – Sulmona, distano circa 50 km, ed i rispettivi terremoti sono separati da alcuni anni (eventi 1703-1706, 3 anni; 1456-1461, 5 anni). Su questa base, credo che la zona di Amatrice-Montereale debba essere tenuta sotto osservazione”.


Il terremoto abruzzese del 2009 passerà alla storia, non solo per i disastri e i morti di L’Aquila, ma soprattutto perché si è finalmente compreso che tali eventi sono in grado di incidere nel tessuto sociale e nella riflessione culturale e scientifica, stimolando, come in passato, anche la fantasia cinematografica (film “Core”) per produrre ricchezza da riversare sul territorio. Gli abruzzesi sono davvero convinti che sia tutto finito? Conoscono, forse, i tre grandi terremoti preistorici quando si staccarono pezzi dal massiccio del Gran Sasso? Quali sono i limiti della paleosismologia nelle nostre terre? E’ possibile rimontare la scena di un terremoto preistorico in Abruzzo di grande magnitudo? E’ possibile conquistare nella nostra vita quotidiana, abbandonando paure ancestrali e neoromantiche rassegnazioni, una nuova visione razionale (logica, se preferite) del fenomeno sismico nell’attuale civiltà mediterranea, in grado di salvare naturalmente ogni singola vita umana, a qualsiasi magnitudo un terremoto si manifesti? Gli scienziati sanno che le faglie abruzzesi sono “speciali”: andrebbe indagata a fondo la loro genesi e natura.

Ci possono aiutare anche gli alberi: studiando la regolare decrescita dell’ampiezza degli anelli, gli eventi preistorici possono essere datati con precisione, grazie all’analisi degli anelli di crescita annuale di alberi fossili che hanno subito in vita i moti violenti del terremoto. Sul Gran Sasso, abbiamo informazioni sul campo degli sforzi in atto nelle quattro famose scarpate, distanti tra loro meno di 7 chilometri, formatesi per movimenti istantanei in tre importanti eventi sismici, tra 11 e 14 mila anni fa? Sappiamo già (Chracas, AD 1704; Baglivi, AD 1705) che 306 anni fa, durante la terribile crisi sismica localizzata tra Norcia e L’Aquila (le scosse epicentrali di gennaio-febbraio 1703 raggiunsero livelli di danno dell’XI° della scala mercalli, e sul Gran Sasso dell’VIII-IX°), si aprirono fessure sul Corno Grande. Scosse successive fecero cadere una delle sommità del monte, con frane e crolli causati dai forti scuotimenti prodotti non da fagliazioni superficiali. Uno scenario ben più disastroso di quello offerto dai pur impressionanti fenomeni gravitativi di crollo di massi dal “Paretone” nel 1897 e nel 2007. I tre terremoti preistorici nel Gran Sasso furono ben peggiori. Per produrre le scarpate di faglia che si osservano sul Re degli Appennini, gli scienziati sanno che fu necessario in superficie uno scuotimento molto maggiore di quello massimo ipotizzabile per la zona in base ai dati della sismicità storica (Giraudi, 1989). Un terremoto con tempi di ritorno lunghi anche a memoria di civiltà, distruttivo, che, possiamo immaginare, terrorizzò “l’uomo preistorico del Paleolitico superiore, in cerca di selvaggina nelle zone più interne ed elevate del massiccio del Gran Sasso (dal bellissimo volume Il Gigante di Pietra, del geologo teramano Leo Adamoli, AD 2002), come testimoniano i numerosi manufatti litici riferibili a più orizzonti culturali, rinvenuti nei depositi continentali pleistocenici dell’altopiano di Campo Imperatore”. 


Se la crisi sismica aquilana non è finita, il mondo scientifico non può dare semplici rassicurazioni o lanciare allarmi, non può fare previsioni né tocca agli scienziati dire cose che sono di esclusiva competenza delle autorità preposte. Può solo invitare a tenere presente che viviamo, per la quasi totalità dell’Italia, in una zona a carattere sismico, fortunatamente “modesta” se rapportata alle regioni della zona circumpacifica. Bisogna prestare la massima attenzione ai controlli sulle costruzioni ed alla normativa antisismica. Consigli che devono diventate leggi e norme dello Stato realmente efficaci. Non più solo buone intenzioni di cui spesso sono lastricate le vie dell’inferno. Se poi ci si scontra ogni anno all’Ok Corral, con la spietata realtà italiana degli scarsi fondi destinati alla ricerca scientifica; o, peggio, con i tagli a idee, progetti e collaborazioni internazionali che all’estero ci invidiano e, quindi, non si sognerebbero lontanamente di toccare, allora è tutto da rifare, allora è inutile piangere lacrime di coccodrillo. Per la messa in sicurezza delle nostre città, abbiamo tutte le possibilità tecniche per intervenire in tempo e limitare i danni: si cominci con l’imbracare i muri delle case con l’economico filo d’acciaio e si provveda alla rimozione dei cornicioni pericolanti. Gli scienziati italiani sono stati chiari. Se è vero che ci sono i soldi per intervenire sulle emergenze, da inquadrare nelle Grandi Opere Pubbliche,  proponiamo a chi di dovere di riunirsi immediatamente, di attivarsi e di non prendere sotto gamba la situazione sismica che stiamo vivendo. Bisogna dare risposte rapide ed efficaci sia per la sicurezza dei cittadini sia per l’economia. Senza polemiche ma in sinergia. Del terremoto è sicuramente meglio parlare “in tempo di pace”. Spaventa la sola idea del terremoto che coincide con quella della morte “in tempo di guerra”. Non lo immaginiamo neppure come portatore di danno al nostro patrimonio culturale! Le parole “preservazione, promozione…”, non dicono più nulla alla società civile italiana?


A proposito di Gravità, nell’ambito della European Week of Astroparticle Phisics i Laboratori
Nazionali del Gran Sasso dell’Infn hanno il piacere di invitare i cittadini, il giorno 13 ottobre 2009 alle ore 17, presso la sala conferenze del Parco della Scienza di Teramo, per assistere alla conferenza pubblica del professor Eugenio Coccia dal titolo: “ L’attrazione Della Gravità’”. Durante la manifestazione verrà consegnato un riconoscimento per l’opera del teramano Italo Rodomonti, artista spaziale famoso alla Nasa e in tutto il mondo.


fonte www.teramonews.com  

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Ottobre 2009 07:25
 
Omicidio ad Alba Adriatica, ucciso a calci e pugni gestore di videopoker PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 11 Novembre 2009 11:48

Viale Mazzini, Alba Adriatica, ore 1.30 del 11 novembre 2009. Siamo in una delle vie più affollate della cittadina, è quì che è stato massacrato un giovane ragazzo di 34 anni, Emanulele Fadani, all'uscita da un locale.

Non si hanno ancora notizie certe ma sembra che gli assalitori siano zingari della zona, e che probabilmente abbiano assalito il ragazzo che li aveva sorpresi a manomettere delle macchine da videopoker presenti ormai su tutti i locali. La lite è iniziata all'interno di un locale ed è proseguita al di fuori nei pressi di un negozio lì vicino, dove il ragazzo si è accasciato. Ovviamente questa è solo un'ipotesi, i carabinieri stanno ancora indagando sul posto, quel che è certo è che stanotte un ragazzo trentaquattrenne ha perso la vita, e che i suoi assalitori molto probabilmente rom minorenni, lo hanno ucciso a calci e pugni in pieno centro.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Novembre 2009 11:51
 
10 ORTI PER 10 TENDOPOLI: LUNEDÌ 28 SETTEMBRE, ALL’AQUILA, LA CONCLUSIONE DEL PROGETTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni De Amicis   
Sabato 26 Settembre 2009 08:49
 A due giorni dalla chiusura delle tendopoli nel territorio aquilano, volge a conclusione anche il progetto “10 Orti per 10 Tendopoli”, promosso dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e da Slow Food. Gli obiettivi del progetto, tuttavia, non si esauriscono con la chiusura degli Orti,  poiché le attrezzature a suo tempo assegnate ai singoli orti verranno date in comodato d’uso gratuito ad Associazioni ed Enti locali, che si impegneranno a ricollocarle sul territorio, secondo le stesse modalità ed obiettivi che hanno caratterizzato la prima fase del progetto, sviluppatosi come è noto, subito dopo il sisma del 6 aprile.

L’assegnazione ufficiale delle attrezzature avverrà lunedì 28 settembre, alle ore 15.30, presso la Villa Comunale dell’Aquila, in seguito alla stipula di un atto ufficiale, grazie al quale sorgeranno  nuovi orti collettivi accanto a scuole e punti di aggregazione, con scopi sociali od anche riabilitativi. Il Direttore del Parco Gran Sasso - Laga, Marcello Maranella, e l’agronomo dell’Ente Silvia De Paulis, delegata allo scopo da Slow Food di cui è Governatrice per l’Abruzzo, firmeranno gli atti di affido delle attrezzature. Così che quelle dell’orto di Onna andranno alla locale Proloco, quelle di Camarda all’Associazione “Il Treo”, quelle di Arischia all’Amministrazione dei Beni Separati, quelle di Paganica all’Associazione “Mira”,  quelle di Castelnuovo all’Associazione “Ricostruiamo Castelnuovo” e quelle di Pagliare di Sassa all’Associazione “La casetta che non c’è”. I restanti orti, in attesa di individuare idonei affidatari, saranno assegnati ai rispettivi Comuni e, nel caso di L’Aquila – Collemaggio, Pizzoli e San Felice d’Ocre, probabilmente sorgeranno a servizio delle scuole.

La stipula dei contratti sarà anche l’occasione di un incontro tra quanti, da Castelnuovo ad Arischia, che costituiscono in un certo senso gli antipodi territoriali del progetto, hanno portato avanti con convinzione ed impegno, assieme al Parco e a Slow Food, il progetto dei “10 orti in 10 tendopoli”.  Progetto, lo ricordiamo che ha avuto grande eco sulla stampa e nell’opinione pubblica nazionale, del quale si sono occupati quotidiani e riviste prestigiose, reti radiofoniche nazionali, programmi televisivi come Geo & Geo e,  proprio in questi giorni, “Linea Verde” di Rai 1.

Un incontro, in sintesi, importante anche al fine di gettare le basi per la creazione di una nuova Rete di Orti, che possa nel futuro portare ad occasioni di scambio di esperienze e di sementi, nell’alveo della già affermata e funzionale Rete degli Agricoltori Custodi del Parco.

 fonte www.gransassolagapark.it 

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Settembre 2009 08:53